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I Palii e i masgalani

Nella sala delle Vittorie, realizzata dai contradaioli negli anni Venti del Novecento e intitolata al grande architetto purista senese e torraiolo Giuseppe Partini, sono conservate le testimonianze più vive legate al Palio.
Alle pareti sono esposti i 33 palii che la Contrada conserva (su 44 vittorie riportate sul Campo). Il più antico risale al 1767; numerosi quelli ottocenteschi tra i quali spiccano il palio del 1809 che riporta l’immagine della Madonna delle Grazie, venerata nel duomo di Siena, e i due drappelloni del ‘cappotto’ del 1896 (la Torre aveva già ‘fatto cappotto’ – cioè vinto ambedue i palii nello stesso anno – nel 1787).
Di grande interesse storico e artistico i palii novecenteschi di Pietro Loli Piccolimini (1905), Corrado Potenti e Vittorio Emanuele Giunti (1910), Bruno Marzi (1939), Guido Masignani (1947) e Fiorenzo Joni (1961). Particolarissima l’interpretazione che Manolo Valdès, rappresentante della pop art spagnola, dà della Vergine, ispirata a una Madonna di Zurbaràn, e dei simboli delle Contrade nel drappellone vinto dalla Torre nel 2005.

Nella stessa sala sono esposti i quattro masgalani vinti nel Seicento e nel Settecento. Sono una testimonianza unica in quanto la Torre, insieme alla Tartuca che ne possiede due settecenteschi, è la sola Contrada che ne conserva di così antichi.
Il Masgalano è il premio che viene assegnato alla Contrada che figura come la ‘più elegante’, il cui tamburino si distingue nell’arte del suonare il tamburo e i cui alfieri girano meglio di ogni altro la bandiera. È un riconoscimento ambito che premia quanti in Contrada lavorano quotidianamente per il mantenimento delle monture, e quanti sono impegnati nel tramandare l’arte del tamburo e della bandiera.
Interrotto nel Settecento, il Masgalano è stato reintrodotto nel 1950 ad opera del Comitato Amici del Palio.