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L’iconografia torraiola

Lo stemma più antico documentato ed esistente in Contrada è quello presente sulla prima campana dell’oratorio di San Giacomo. La campana, firmata Antonio da Siena, venne realizzata dalla fusione degli affusti di cannone conquistati nel 1526 ai fiorentini ed è oggi conservata nel museo della Torre.

Nella scelta di tale simbolo – elefante e poi torre – hanno certamente avuto un ruolo importante il fattore territoriale (nel territorio della Contrada si trovano la torre del Mangia e la via di Cartagine, che rinvia alla memoria classica dell’elefante da guerra portato nella nostra penisola da Pirro e da Annibale), il legame della simbologia dell’elefante all’iconografia di San Giacomo apostolo, protettore della Contrada, e forse la presenza nel rione – ricordata dal Macchi – di un “forastiero con uno elefante” e la notizia di pachidermi giunti nel nostro Paese come dono a principi o pontefici.

Nel 1514 un giovane elefante con una torre d’argento sul dorso fu inviato dal re del Portogallo a papa Leone X. L’elefante fu ritratto da Sigismondo Tizio, autore delle Historiarum Senensium, con il suo castelletto sul dorso: un elemento non di poco conto nel processo di definizione dell’emblema della Contrada.

Datata 1673 è la tabella di possesso in maiolica invetriata ancora oggi visibile nel rione, dove l’elefante è rappresentato dinanzi a una torre merlata.

Alla seconda metà del Seicento risalgono anche gli affreschi di Giuseppe Nicola Nasini nell’antiporto di Camollia, che rappresentano gli emblemi delle 17 Contrade. Il Nasini ritrae un elefante dal vero, quasi schiacciato dal peso di una poderosa torre che regge su dorso: una raffigurazione simbolica del cambiamento di nome della Contrada, che da Lionfante è ormai divenuta Torre.

Nei primi decenni del Settecento Giuseppe Maria Torrenti realizza alcuni acquerelli che illustrano la relazione sull’ingresso in Siena di Violante Beatrice di Baviera, avvenuto il 12 aprile 1717.

Lo stemma della Contrada della Torre è particolarmente interessante in quanto l’elefante è rappresentato, per l’unica volta nella storia, visto di fronte e con espressione aggressiva.

L’Ottocento vede, oltre alle incisioni acquerellate di Flaminio Rossi e Antonio Hercolani, la formalizzazione dello stemma della Contrada attraverso la cosiddetta concessione araldica della Real Casa.

Tra le rappresentazioni novecentesche, tutte molto vicine all’emblema concesso dalla Consulta araldica del Regno, si fanno notare gli esempi di Icilio Federico Joni e Duilio Cambellotti.

Nel 1928 Icilio Federico Joni, nel realizzare i pannelli per il nuovo carroccio, dipinge le Contrade attraverso figure femminili allegoriche. La Torre appare come una matrona, dalla testa turrita, che regge tra le mani una parma con l’emblema della Contrada: un elefante (rivolto stranamente verso destra) con torre sul dorso, gualdrappa e pennoncello sabaudi.

Negli stessi anni Duilio Cambellotti illustra il volume di Piero Misciattelli Il Palio di Siena (1932).

I suoi disegni rivelano una visione particolare delle Contrade senesi e dei vari momenti della Festa che ha in sé la stilizzazione di una certa arte illustrativa di area germanica, influenzata dalle avanguardie di quegli anni. Interessante lo studio che Cambellotti realizza sugli emblemi delle Compagnie militari e l’attenzione che mostra per gli elementi architettonici del rione.

Proprio in merito alle Compagnie militari, vale ricordare gli stemmi di quelle che appartengono alla Torre.

Salicotto di sopra presenta un’insegna in campo rosso attraversata in orizzontale da una lista azzurra con gigli dorati; Salicotto di sotto un’insegna in campo rosso attraversata in orizzontale da una lista azzurra con tre rocchi bianchi.

L’insegna di San Giusto è in campo rosso attraversata in orizzontale da due liste a onde bianche e rosse, nella parte superiore riporta l’effigie di San Giusto vescovo.

Rialto e Cartagine hanno l’insegna in campo bianco con un leone rosso attraversata in diagonale da una lista azzurra con gigli dorati.

Spadaforte ha l’insegna in campo rosso con una scala bianca a pezze nere, che si alternano al bianco, e due spade ai lati.