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CONTRADADELLATORRE


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Lo Stemma

La Contrada della Torre inalbera per propria insegna uno stemma d’oro con un elefante, con gualdrappa rossa divisa da una croce bianca, che sostiene sul dorso una torre cimata con un pennoncello rosso crociato di bianco.
La concessione del Ministero della Real Casa è datata 9 febbraio 1889.

Si fregia inoltre delle insegne delle Compagnie militari di Salicotto di sopra, Salicotto di sotto, San Giusto e Rialto e Cartagine.
Salicotto di sopra: insegna in campo rosso attraversata in orizzontale da una lista azzurra con gigli dorati.
Salicotto di sotto: insegna in campo rosso attraversata in orizzontale da una lista azzurra con tre rocchi bianchi.
San Giusto: insegna in campo rosso attraversata in orizzontale da due liste a onde bianche e rosse,  nella parte superiore riporta l’effigie di San Giusto.
Rialto e Cartagine: insegna in campo bianco con un leone rosso attraversata in diagonale da una lista azzurra con gigli dorati. 

Fino ai primi anni Novanta del Novecento la Contrada della Torre ha riportato sulle proprie monture e bandiere anche lo stemma della Compagnia militare di Spadaforte, in ricordo dell’omonima Contrada della quale la Torre ha acquisito parte del territorio. L’insegna della Spadaforte è in campo rosso con una scala bianca a pezze nere, che si alternano al bianco, e due spade ai lati.

L' evoluzione delliconografia torraiola

Lo stemma più antico documentato ed esistente in Contrada è inciso a rilievo nella campana in bronzo dell’oratorio di San Giacomo. La campana, firmata Antonio da Siena, venne realizzata dalla fusione delle artiglierie conquistate nel 1556 ai fiorentini ed è oggi conservata nel museo della Torre.

Nella scelta di tale simbolo - elefante e poi torre - hanno certamente avuto un ruolo importante il fattore territoriale (nel territorio della Contrada si trovano la torre del Mangia e la via di Cartagine, che rinvia alla memoria classica dell’elefante da guerra portato nella nostra penisola da Pirro e da Annibale), il legame della simbologia dell’elefante all’iconografia di San Giacomo apostolo, protettore della Contrada, e forse la presenza nel rione - ricordata dal Macchi - di un “forastiero con uno elefante” e la notizia di pachidermi giunti nel nostro Paese come dono a principi o pontefici.

Nel 1514 un giovane elefante con una torre d’argento sul dorso fu inviato da Emanuele re del Portogallo a papa Leone X. L’elefante fu ritratto da Sigismondo Tizio, autore delle Historiarum Senensium, con il suo castelletto sul dorso: un elemento non di poco conto nel processo di definizione dell’emblema della Contrada.

Sul finire del Cinquecento, il disegno allegato alla lettera che Cecchino cartaio scrisse a madonna Gentile Tantucci riporta i simboli delle 17 Contrade. La Contrada di Salicotto vi figura già con l’appellativo di “Torre”.

L’iconografia dell’elefante sormontato da una torre si ritrova anche in una delle sette incisioni realizzate nel 1632 da Bernardino Capitelli e relative alla bufalata del 20 ottobre 1632. Sul carro, che rappresenta la “Fama navale” in onore delle vittorie in mare del granduca, è presente un elefante con torre sul dorso

Datata 1673 è la tabella di possesso in maiolica invetriata ancora oggi visibile nella piazzetta Arrigo Pecchioli, dove l’elefante è rappresentato dinanzi a una torre merlata.

Alla seconda metà del Seicento risalgono anche gli affreschi di Giuseppe Nicola Nasini nell’antiporto di Camollia, che rappresentano gli emblemi delle 17 Contrade. Il Nasini ritrae un elefante dal vero, quasi schiacciato dal peso di una poderosa torre che regge su dorso: una raffigurazione simbolica del cambiamento di nome della Contrada, che da Lionfante è ormai divenuta Torre.

Nei primi decenni del Settecento Giuseppe Maria Torrenti realizza alcuni acquerelli che illustrano la relazione sull’ingresso in Siena di Violante Beatrice di Baviera, avvenuto il 12 aprile 1717.
Lo stemma della Contrada della Torre è particolarmente interessante in quanto l’elefante è rappresentato visto di fronte e con espressione aggressiva.

Interessanti anche due raffigurazioni dello stemma della Torre riconducibili a Palii organizzati dalla stessa Contrada: uno del 1745, vinto dalla Contrada della Pantera, e uno del 1790, vinto dalla Contrada della Giraffa e del quale sopravvive solo la parte riproducente il nostro stemma.

       

Alla prima metà dell’Ottocento risale lo stemma della Contrada della Torre disegnato da Flaminio Rossi.

Nel 1845, Antonio Hercolani realizza una serie di incisioni acquerellate. Degna di attenzione la figura dell’elefante con torre e gualdrappa che qualche decennio più tardi, arricchita di simboli sabaudi, verrà fissata dalla concessione araldica della Real Casa.

Tra le rappresentazioni novecentesche, tutte molto vicine all’emblema concesso dalla Consulta araldica del Regno, si fanno notare gli esempi di Icilio Federico Joni e Duilio Cambellotti.

Nel 1928 Icilio Federico Joni, nel realizzare i pannelli per il nuovo carroccio, dipinge le Contrade attraverso figure femminili allegoriche. La Torre appare come una matrona, dalla testa turrita, che regge tra le mani una parma con l’emblema della Contrada: un elefante (rivolto verso destra) con torre sul dorso, gualdrappa e pennoncello sabaudi.

Negli stessi anni Duilio Cambellotti illustra il volume di Piero Misciattelli Il Palio di Siena (1932).

I suoi disegni rivelano una visione particolare delle Contrade senesi e dei vari momenti della Festa che ha in sé la stilizzazione di una certa arte illustrativa di area germanica e il fervore eroico della produzione plastica italiana del Ventennio. Interessante lo studio che Cambellotti realizza sugli emblemi delle Compagnie militari e l’attenzione che mostra per gli elementi architettonici del rione.