Il museo di Contrada è aperto la terza domenica del mese, dalle ore 10 alle ore 13.
Inoltre, in occasione dei settecento anni del Costituto senese, in accordo con il Comune di Siena, vengono effettuate aperture straordinarie il sabato mattina, dalle 10 alle ore 13.
Pertanto le prossime aperture saranno nei giorni: sabato 19 settembre, domenica 20 settembre, sabato 10 ottobre, domenica 18 ottobre, sabato 31 ottobre, domenica 15 novembre, sabato 21 novembre, sabato 12 dicembre, domenica 20 dicembre.
I singoli o i gruppi che volessero visitare il museo e l’oratorio in altri giorni possono inviare con un minimo anticipo una mail all’indirizzo info@contradadellatorre.it o contattare la custode al numero 0577 222555 o 0577 271226.
Alcune opere e alcuni drappelloni sono ancora in restauro per i danni causati dall’allagamento verificatosi alla fine del 2005 per la rottura di una condotta idrica cittadina, ma nel complesso il percorso museale è completamente fruibile.
Il contributo che i visitatori lasceranno sarà utilizzato per interventi di restauro e di manutenzione degli oggetti del museo e dell’oratorio.
Il museo rappresenta il cuore del percorso museale della Contrada della Torre che ha il suo inizio nella piazzetta dedicata ad Artemio Franchi, dove si trova la fontanina per il battesimo contradaiolo, opera dello scultore torraiolo Mauro Berrettini.
Si può quindi visitare l’oratorio cinquecentesco, che conserva al suo interno dipinti e oggetti devozionali particolarmente preziosi, per poi passare nel museo che ha sede in via Salicotto 76.
Il museo è stato riaperto nel gennaio 2009 al termine dei lavori di ristrutturazione resisi necessari per i danni provocati dall’allagamento del 2005. Questi interventi hanno permesso di realizzare un più ampio progetto di rilettura dell’intero percorso museale della Contrada, che è stato arricchito di nuovi spazi espositivi.
All’ingresso, lungo la scalinata che porta alle sale museali, sono esposte alcune antiche bandiere di Contrada e opere di artisti torraioli contemporanei:
• due manufatti in ferro battuto, rame sbalzato e legno dipinto di Laura e Alessandro Brocchi che rappresentano in maniera simbolica “il barbero” e “la spennacchiera”;
• una scultura polimaterica di Alberto Inglesi, che interpreta elementi della vita e del Palio;
• una vetrata artistica a piombo di Vita di Benedetto, rappresentante un elefante turrito.
Sempre nello scalone di ingresso è visibile un frammento di affresco, probabilmente trecentesco, simulante un drappeggio di vaio (pelliccia di scoiattolo), che permette di ipotizzare in questo luogo la presenza di un importante palazzo medievale.
Al termine della scalinata si trova la sala delle monture, dove sono conservati ed esposti i costumi del Palio e del giro oggi in uso, oltre ai tamburi.
Passando al piano inferiore, attraverso un grande cancello in ferro battuto, si accede alle altre sale museali.
La prima opera che può essere ammirata è un prezioso velo utilizzato per coprire l’immagine della Vergine, ricamato dalle Donne della Torre nel 1873.
Sulla destra, l’antica banderuola dell’oratorio è posizionata in una nicchia dalla quale si scorge un’attigua saletta adibita a stanza del Priore, dove sono presenti altre opere d’arte, fra le quali tre dipinti di Mino Maccari, artista anch’esso appartenente alla Contrada della Torre.
Questa parte del museo è dedicata agli oggetti e agli arredi sacri. Prende il nome da una grande tavola dipinta nel 1546 circa da Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma, che rappresenta “L’andata al Calvario”.
In questa sala sono conservati:
• due paliotti tessili, uno cinquecentesco e uno risalente alla fine del Settecento,
• oreficerie, paramenti e arredi liturgici, commissionati o donati nei secoli all’oratorio della Contrada (si tratta di una selezione fra i tanti oggetti e arredi sacri di proprietà),
• tre pianete, una cinquecentesca, una seicentesca e una settecentesca, assai rara di manifattura francese,
• un solenne piviale,
• una serie di calici, ostensori, cartegloria, reliquiari, documenti, libri e stampe,
• un olio su tavola, datato 1650-59, raffigurante “L’immacolata concezione”,
• due paliotti lignei ottocenteschi, intagliati, dipinti e dorati, opera di Antonio Manetti,
• un bassorilievo in marmo di Ettore Cortigiani, con lo stemma della Contrada.
È inoltre possibile ammirare l’antica campana dell’oratorio, realizzata secondo la tradizione fondendo i pezzi di artiglieria conquistata ai fiorentini nella vittoriosa battaglia di Porta Camollia (1526). La campana porta inciso il più antico stemma del “Lionfante” pervenutoci (“Lionfante” era il primo nome della Contrada) e un’immagine della Vergine immacolata.
Sempre in questa sala inizia un percorso che permette di osservare l’evoluzione dei costumi del corteo storico del Palio. Vi sono infatti conservati la più antica montura della Contrada, quella del secondo alfiere del 1839, l’elmo del fantino dello stesso anno, e una gualdrappa la cui datazione può essere ricondotta alla fine del XVIII secolo.
Dalla sala del Sodoma si passa in una sala che in antico ospitava un mangano per la lavorazione della seta, azionato dall’acqua di una cisterna rintracciata durante i lavori e messa in evidenza insieme con i sottostanti cunicoli.
In una vetrina sono esposte le monture della seconda metà del XIX secolo:
• un costume di foggia piemontese del 1852, con le relative armi,
• un elmo con decorazioni lignee, realizzato da Pasquale Leoncini nel 1858,
• le monture del duce e del paggio porta armi del rinnovo del 1879.
In una seconda vetrina sono visibili il costume del paggio maggiore del 1904, realizzato su bozzetto di Pietro Loli Piccolimini, la gualdrappa, un elmo e alcune armi dello stesso rinnovo.
Alle pareti due madrigali, uno del 1599 e l’altro del 1758, e un sonetto del 1762.
Questa sala del museo ospita le monture realizzate nei rinnovi del Novecento.
Nella prima vetrina sono in mostra le selle e i finimenti del soprallasso del 1955, 1981 e 2000.
Nella seconda sono esposti alcuni costumi delle comparse del 1928 e del 1955, realizzati su bozzetti dell’artista contradaiolo Vittorio Zani, e in una ulteriore vetrina quelli della comparsa del 1981, i cui bozzetti sono di Maria Pia Zani Ciampoli, figlia di Vittorio.
Nelle altre vetrine sono visibili i masgalani moderni vinti dalla Contrada, alcuni tamburi e bandiere, zucchini e vari oggetti connessi al corteo storico e alla corsa del Palio.
Infine, il corridoio che conduce all’ingresso su via del Sole contiene una selezione di stampe antiche e quadri su temi relativi al Palio.
In questi locali, durante i lavori di ristrutturazione, sono venuti alla luce una quattrocentesca fossa da grano, a forma di damigiana, scavata nel tufo vivo, realizzata dal Comune di Siena per conservare le riserve del prezioso cereale; un tratto delle mura cittadine d’inizio Duecento e una tomba etrusca risalente a II secolo avanti Cristo. Nell’occasione sono stati rinvenuti e recuperati reperti archeologici, fra i quali un balsamario etrusco.
La visita al museo della Contrada della Torre si conclude con la sala delle vittorie o Sala Partini. Realizzata dai contradaioli nei primi anni Venti del Novecento e inaugurata nel 1924, la sala è intitolata al grande architetto purista senese e torraiolo Giuseppe Partini. Il soffitto è stato completamente affrescato da Vittorio Zani.
In questa sala sono conservate le testimonianze più vive legate al Palio. Alle pareti sono esposti i 33 drappelloni che la Contrada conserva (su 44 vittorie riportate sul Campo). Il più antico risale al 1767; numerosi quelli ottocenteschi tra i quali spiccano il palio del 1809 che riporta l’immagine della Madonna delle Grazie, venerata nel duomo di Siena, e i due drappelloni del “cappotto” del 1896; di grande interesse storico e artistico i palii novecenteschi di Pietro Loli Piccolimini (1905), di Bruno Marzi (1939), di Fiorenzo Joni (1961). Particolarissima l’interpretazione che Manolo Valdès, rappresentante della pop art spagnola, dà della Vergine, ispirata a una Madonna di Zurbaràn, e dei simboli delle Contrade nel drappellone vinto dalla Torre nel 2005.
Sempre nella stessa sala sono esposti i quattro masgalani vinti nel Seicento e nel Settecento. Sono una testimonianza unica in quanto la Torre, insieme alla Tartuca che ne possiede due, è la sola Contrada che ne conserva di così antichi.